Mercoledì, 22 settembre 2010

Pilgram A-009: Una Emanazione della Montagna

la copertina del libro

Principio di una buona notizia
(Sicut scriptum est in Isaìa prophéta)

Ecco, davanti al tuo ego IO invio il mio Angelo,
che traccia la via per Te,
Voce di uno che grida: Nel deserto,
nella solitudine della tua anima desolata,
prepara la via del Kyrios,
non perderti dietro a tortuosi ragionamenti di vane parole,
rendi diritti i Suoi sentieri.

Inìtium Evangélii Secundum Marcum

postato alle ore 14:48 | Commenti (2)

Sabato, 10 luglio 2010

Pilgram A-008: Compassione

Fino a quando questo vuoto pellegrinare?

Ho compassione di te, anima. Continui a presentarti ai margini di questo grande e tremendo deserto, che ti separa dalla montagna delle Emanazioni Divine.

Che cosa vieni a fare?

Speri forse di trovare, una volta o l'altra, una via tracciata apposta per te che ti permetta di attraversarlo senza perdere le pecore di tuo suocero, che continui a portarti dietro?

Non accadrà mai una tal cosa. Non solo una tale cosa non accadrà mai, ma (senti ciò che ti dico, anima), quand'anche tu ti fossi decisa a compiere questo attraversamento e in esso avessi perso non solo tutte le pecore di tuo suocero, ma anche il tuo stesso cammello e ogni altro tuo bene più prezioso (che avevi conservato chissà dove), e avessi infine raggiunto il luogo della Manifestazione con i soli tuoi calzari ai piedi, e nulla più, ebbene, tutto ciò non sarebbe ancora abbastanza.

Ti verrà detto di disfarti anche di quelli, se vuoi stare eretta come Essere Umano calcando il suolo sacro di quella montagna...

postato alle ore 09:51 | Commenti (1)

Sabato, 24 ottobre 2009

Pilgram A-007: Una certezza

Essere o non essere un pastore...

Mano a mano che ti inoltrerai nel deserto le pecore del kohen suocero tuo, che egli ti ha affidato affinché tu ne avessi cura, moriranno una dopo l'altra. Se andavi in cerca di certezze qui ne hai trovata una, anima.

E quando infine arriverai "là dove il deserto è più solitario" avrai perso anche il tuo cammello (il cammello è proprio il TUO cammello), sul quale avevi caricato tutte le cose della tua vita. Pensaci bene, anima, che cosa speri di trovare su quella montagna? Sei proprio sicura di volerlo attraversare questo deserto?

Certo, sei spaventata da tutto ciò, e però rilevi che niente del genere sta scritto nel testo da cui siamo partiti con questa nostra considerazione, e ti stai chiedendo da dove possa mai essere saltato fuori. Hai proprio ragione.

Puoi fare una bella cosa, finché sei ancora in tempo: prendi il gregge che ti è stato affidato e torna ai pascoli a cui le tue parole sono abituate, e in cui possono trovare nutrimento. Tuo suocero te ne sarà riconoscente. Potrai poi chiedere a lui, quando se ne presenterà l'occasione, che cosa ne pensa della montagna che sta aldilà del deserto, dove risiedono le Emanazioni Divine: vedrai che saprà ricompensarti con qualche altra pecora...

postato alle ore 12:28 | Commenti (2)

Venerdì, 23 ottobre 2009

Pilgram A-006: Il kohen e le sue pecore

La coscienza del proprio stato

Forse, prima di decidere se attraversare il deserto o meno, anima, dovresti sapere qualcosa di più sul gregge che ti è stato affidato, su cosa rappresentano le pecore.

Le pecore, dunque. Non sono tue, lo abbiamo già detto, ma di tuo suocero. Egli è il kohen, l'officiante, colui che compie l'insieme degli atti rivolti alla divinità: in pratica il mediatore tra Dio e gli uomini della comunità alla quale anche tu appartieni, qualunque essa sia (può essere un singolo individuo o una figura collettiva, non fa differenza: tu sai se tuo suocero è uno o se sono molti).

La figlia sua, quella che egli ha dato a te, alla quale ti ha "legato", rappresenta il frutto della sua officiazione, tutto il complesso del sacro all'interno del quale egli presta la sua funzione di kohen.

In qualità di officiante e mediatore, egli trasmette a te attraverso le sue parole quella che ritiene essere la sua esperienza del divino. Ciò che egli concede a te della sua partecipazione alla divinità, quindi, sono le sue parole, frutto delle sue azioni, dei suoi pensieri e dei suoi sentimenti. Esse operano su di te, nella tua interiorità, e generano in te dei sentimenti simili ai suoi: in ciò consiste la sua opera di kohen, e cioé nel fatto che, in tal modo, egli ti rende partecipe della sua esperienza "spirituale".

Sue sono le parole di cui devi avere cura, e i sentimenti che esse generano in te sono la tua remunerazione per il lavoro che egli ti ha affidato: quello di custodirle e di nutrirle, affinché possano continuamente mantenere viva in te la sua esperienza. Ecco in che cosa consiste il tuo lavoro, e di quali pecore devi avere cura ogni giorno nel tuo ruolo di "pastore" (colui che pasce, che nutre). Non è forse così anima?

A ben vedere, però, non solo non sono tue le parole che ti porti dietro in ogni dove (e Dio solo sa quante volte vorresti che tacessero tutte quante anche solo per un istante, mentre invece continuano a vagare di qua e di là, brucando e belando incessantemente nella tua povera testa!) ma neanche i sentimenti da esse generati lo sono.

I sentimenti di quel tipo sono pseudo-sentimenti, che danno luogo ad una sorta di pseudo-spiritualità, un conforto (del tutto legittimo e perfino necessario a volte) per coloro i quali non hanno in sé le forze, o non sanno di averle, con cui andare loro stessi incontro a Dio, senza alcuna necessità di un kohen che offici per loro.

Ed ecco che ora, in lontananza, aldilà del vasto deserto che si estende davanti ai tuoi occhi, intravedi le cime della montagna in cui risiedono le Emanazioni Divine, e stai intuendo che se solo riesci a raggiungerlo, quel monte, per te potrebbe davvero cambiare qualcosa nel tuo rapporto con Dio.

E la cosa ti attrae, ma ti spaventa anche tantissimo...

postato alle ore 09:43 | Commenti

Giovedì, 22 ottobre 2009

Pilgram A-005: Il midbar

Il deserto che si estende davanti alla montagna

E dunque prima di arrivare alla montagna delle Emanazioni Divine è necessario attraversare il midbar. Ora, io immagino che tu sia tutta felice, anima, perché ritieni di sapere (forse lo sapevi già da prima, o forse lo hai saputo dopo aver fatto quello che ti ho raccomandato di fare nel mio commento alla nota precedente) ritieni di sapere, dicevo, che cosa sia questo midbar. In realtà, l'unica cosa che forse sai per davvero è come sia stata tradotta una certa parola della lingua ebraica in una corrispondente parola della tua lingua, e così ora ritieni di sapere che prima di arrivare alla montagna delle Emanazioni Divine Mosè abbia dovuto attraversare il deserto.

(Ma perché, non è così?)

Vorrei dirti una cosa, che forse ti suonerà strana, anima, ma che è necessario tu comprenda e metta a fondamento del tuo cercare in questo luogo (tu sei qui perché stai cercando, ricordi?): il Mosè di cui si parla qui, sei TU. Tu, non un altro, non una persona di tremilacinquecento e rotti anni fa, ma tu, nel tuo respiro, adesso, qui. Tu che stai pascolando il gregge del suocero tuo, e che sei venuta qui nella speranza di trovare in questo luogo un più abbondante pascolo, perché le pecore che ti porti dietro nel tuo pellegrinare da un luogo all'altro sono insaziabili.

Ora sei giunta fino a qui, dopo esserti allontanata dai pascoli tuoi abituali, dove ormai i tuoi animali avevano brucato tutto quello che c'era da brucare. Sei giunta fino a qui e vedi in lontananza la montagna delle Emanazioni Divine, sulla quale risplende una luce strana, cangiante, come quella di un grande fuoco, che ti attrae, ma che ancora non comprendi cosa possa essere, e tra te e la montagna c'è il midbar, e c'è il gregge che non puoi abbandonare e che quindi devi condurre con te, al di là del deserto (anche se è il gregge di tuo suocero, non il tuo, quello che ti stai tirando dietro da un posto all'altro, non lo dimenticare anima, chiunque tu sia o credi di essere).

Sei proprio sicura di volerlo attraversare, questo midbar?

postato alle ore 07:54 | Commenti

Lunedì, 19 ottobre 2009

Pilgram A-004: Har ha-Elohim

La montagna delle Emanazioni Divine

Ora Mosheh era pascolante gregge di Jitro suocero suo, kohen di Midjan, e guidò il gregge oltre il midbar e giunse a har ha-Elohim, a Chrorev.

E apparve mal'akh di Jhwh a lui in fiamma di fuoco, in mezzo il roveto. E guardò, ed ecco il roveto ardente nel fuoco e il roveto non, esso, consumantesi. Così disse Mosheh: Mi sposto ora e vedrò lo spettacolo il grande il questo: perché non brucia il roveto.

Quando vide Jhwh che si spostò per vedere, allora chiamò a lui Elohim da mezzo il roveto e disse: Mosheh, Mosheh!

E disse: Eccomi.

E disse: Non avvicinarti oltre: togli sandali tuoi da su piedi tuoi, ché il luogo dove tu stante ritto su esso 'admat-qodesh esso. E disse: Io Elohim di padre tuo, Elohim di Avraham, Elohim di Jitzchaq, e Elohim di Ja'aqov.

E nascose Mosheh facce sue, ché temeva di guardare a ha-Elohim.



dal libro dell'Esodo, capitolo 3, versi da 1 a 6 - interlinea italiana.

(Bibbia Ebraica Interlineare - SAN PAOLO, 2000)

postato alle ore 13:52 | Commenti (1)

Domenica, 18 ottobre 2009

Pilgram A-003: TU, ai piedi della Montagna

Il sentiero tra le parole

Ed ecco che allora incomincio a scrivere, e tramite le parole della mia scrittura a delineare i margini di un sentiero, a tracciare la direzione di un percorso che ti permetta di accedere alla Montagna, anima.

Nota bene però ciò che ho scritto: le parole delineeranno solamente i margini del sentiero, ma il sentiero stesso, che fra di esse si diparte, lo dovrai trovare da sola.

Prima ancora di metterti a cercare tale sentiero, comunque, è opportuno che tu rivolga lo sguardo a te stessa, e ti interroghi sui motivi che ti spingono a ciò.

Che cosa stai cercando?

Se cerchi parole troverai parole. Se cerchi certezze le troverai: costano poco, a volta anche niente. Ma se cerchi te stessa, anima, troverai te stessa, e anche se forse ciò che troverai non ti piacerà poi così tanto, avrai comunque trovato ciò che cercavi per davvero.

Sappi solo che quando ti accingerai ad avvicinarti alla Montagna ti verrà chiesta una cosa, senza della quale sarà del tutto inutile ogni ulteriore sforzo. Abbi cura di metterla sempre in pratica, da quel momento in poi...

postato alle ore 11:13 | Commenti

Martedì, 06 ottobre 2009

Pilgram A-002: Resurrezione

La speranza è di nuovo tra noi

Un certo giorno di un certo mese di settembre (ormai è trascorso più di qualche anno da allora), dopo un periodo indicibilmente lungo di afflizione e dopo un'altrettanto lunga riflessione, presi una decisione: forse la prima che mai avessi preso davvero io nel corso di tutta la mia vita.

Tale decisione culminò in quella successiva, alla fine di gennaio dell'anno seguente, e portò ad un punto tale la mia disperazione e la mia angoscia che nel tentativo di fuggirle sprofondai sempre più in me stesso, fino a quando mi ritrovai a vagare lontano da ogni significato, sospeso nel nulla e schiacciato nel fondo di me stesso da un cielo apatico e del tutto indifferente alle suppliche innumerevoli che giorno dopo giorno gli rivolgevo. E tutto ciò in me osservavo.

Furono giorni, e settimane, e poi mesi di pianto irrefrenabile, di singhiozzi e violenti sussulti che mi squassavano la cassa toracica con tutto il suo contenuto, di spasmi che mi costringevano a lungo piegato su me stesso e poi di ore lunghissime in cui, sfinito, stavo steso su di un divano a fissare il soffitto o con gli occhi chiusi cercavo disperatamente sollievo nell'incoscienza del sonno, perlopiù inutilmente.

Un giorno, ai primi di settembre (erano ormai trascorsi sette mesi) mi resi conto all'improvviso di una cosa strana, e grandiosamente bella: mi resi conto che esistevo, io sapevo di Essere, ma non ero più la stessa persona. Ero un uomo nuovo, un uomo libero. Ed era una certezza.

Solo qualche tempo dopo compresi effettivamente quanto mi era accaduto, e per ciò stesso quanto potevo fondatamente sperare ancora mi accadesse.

A dire il vero prima di ciò era successa anche un'altra cosa, di cui però preferisco non parlare, se non con chi ne ha veramente grande necessità, come quella che avevo io: necessità di capirsi, e di trovare il coraggio per guardare in faccia la propria menzogna.

E' solo per questo che ho voluto brevemente raccontare queste mie cose, perché possano trovare conforto tutti coloro che in esse si riconoscono, e perché sappiano con certezza assoluta che se continueranno a chiedere, sarà loro dato; se continueranno a bussare, sarà loro aperto; se continueranno a cercare, troveranno; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.

Infine, una doverosa parola di avvertimento, con tutta l'umiltà di cui spero di essere capace.

Per esperienza diretta so che la disperazione abita sull'orlo del precipizio che si affaccia sul nero abisso del nulla, di cui nessuno ha mai visto la fine. Qualcuno dice, e pare che ogni giorno a dirlo siano sempre di più, che gettando in esso il proprio Ego si abbia accesso alla Beatitudine dell'Illuminazione, diventando Uno con il Tutto, il cui vero nome è Amore.

Avrei le mie grandi e preoccupate riserve in merito, che non riguardano né la necessità di disfarsi dell'Ego, né la corrispondente preannunciata beatitudine, che non nego affatto (anche se prego di fare molta attenzione a come le cose sono scritte) e né tanto meno nego che il nome del Tutto sia Amore.

Il fatto è che c'è dell'altro, ed è qualcosa di molto inquietante, aldilà di ogni apparenza: è bene che lo sappiano i Cercatori di Verità...





Nota bene: Se ritieni che in qualche modo possa esserti di aiuto, puoi scrivermi a questo indirizzo: pilgram@infinitoconcentrico.it , ma per favore evita di lasciare commenti qui sul blog. Nel caso il contenuto della tua mail dovesse risultare utile ad altri, e solo con il tuo permesso, provvederò a renderlo disponibile a tutti.

postato alle ore 09:23 | Commenti

Lunedì, 05 ottobre 2009

Pilgram A-001: Ai piedi della Montagna

cavalli al pascolo sull'Ararat
copyright © 1993 I.R.E.A. Atlantis

Visto che per qualche tempo dovrò stare qui in basso ad aspettare i compagni che il destino condurrà ai piedi di questa Montagna, prima mi metterò un po' sdraiato a contare i petali delle margheritine e a guardare i cavalli al pascolo in compagnia del mio buon amico René (che tra l'altro non finirò mai di ringraziare per essere a sua volta sceso da questi sentieri, un giorno, per venirmi incontro).

Ma presto metterò mano alla penna (ci penserà qualcun altro a tippettare sulla tastiera) e per farlo mi metterò a pensare molto seriamente, con quella pesantezza e quell'impaccio con cui si muove il pensiero quando è costretto a muoversi nelle zone basse.

Le parole che ne usciranno, però, non si metteranno in fila per dispensarvi dall'agire, o per consolarvi di non poterlo fare, e questo è bene che lo sappiate fin da subito...



Nella foto, il cosidetto "pianoro dei cavalli", sulle falde dell'Ararat

postato alle ore 06:36 | Commenti

Sabato, 03 ottobre 2009

Pilgram A-000: L'alba di un nuovo giorno

La speranza è sempre l'ultima a morire

E infatti l'abbiamo sepolta pochi giorni or sono, dopo che una lunga e brutta malattia l'aveva costretta agonizzante su di un letto, a casa. Fino all'ultimo ha rifiutato ogni cura, e qualcosa si sarebbe pure riusciti a fare per lenire il dolore e prolungarle l'esistenza di qualche altro giorno.

"A che servirebbe?" ci ha detto. E il nostro silenzio è stato più eloquente di qualsiasi risposta. Proprio non ce la siamo sentita di darle torto: a che cosa sarebbe servito, infatti?

È morta serenamente, nella consapevolezza di aver fatto tutto quello che era in suo potere, ma prima di morire ci ha fatto promettere che avremmo tentato ancora una volta, l'ultima, prima di abbandonare ogni cosa.

"Dovete chiamare Pilgram," - ci ha detto con un ultimo filo di voce e una strana luce negli occhi - "lui sa ciò che va fatto!" Noi lo abbiamo chiamato: dalla settimana prossima sarà proprio lui ad accompagnare gli eventuali Cercatori su per i sentieri della Montagna, quelli che egli stesso ha già percorso e ripercorrendo i quali scenderà loro incontro...

postato alle ore 23:15 | Commenti



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